Che cosa succederebbe se tutti dicessero "no"? Presumiamo che tutti i ginecologi  facessero obiezione di coscienza potrebbe la donna interrompere la gravidanza in Italia?

Forza. Coraggio. Paura. Abbandono. Disperazione. 

Un viaggio attraverso l’interruzione volontaria di gravidanza, una scelta sofferta anche quando razionale e volontaria, un diritto sancito dalla legge 194 del 1978, un percorso a ostacoli di cui sono responsabili lo Stato, i medici obiettori, la Chiesa. Un servizio sanitario non adeguato, una violazione dei diritti delle donne. Una lotta contro la società, che alla fine ti fa solo sentire un mostro. 

Il racconto di Anna è una della tante testimonianze che ci dovrebbe far riflettere, che dovrebbe far riflettere tutti, uomini e donne senza distinzione, che oggi in Italia si sta perdendo un diritto fondamentale della Donna. E purtroppo pochi conosco il problema e soprattutto le conseguenze.

Ho sempre pensato che la mia vita sarebbe stata avventurosa, piena di novità, di viaggi, di incontri. Con difficoltà da affrontare, ma sempre col sorriso. Ma questa volta la difficoltà l’ho dovuta affrontare con lacrime, contro l’indifferenza degli altri e senza l’aiuto di nessuno.

Sono rimasta incinta anche se non volevo. E lo so che nel 2012 non si resta incinte per sbaglio, ma sono rientrata in quell’1% di casi in cui i contraccettivi non funzionano.

Avevo 24 anni e mi ritrovavo a fare una delle scelte più dolorose della mia vita.

Parto per un’esperienza di studio all’estero, nella quale mi butto a capofitto con voglia e un po’ di sfrontatezza, volendo sfruttare ogni secondo di quel “momento straordinario” della mia vita. Ho incontrato qualche ragazzo, abbiamo fatto sesso, ma sempre con le dovute precauzioni. Io non ho mai preso la pillola: il mio ginecologo ha sempre evitato di darmela non avendo particolari problemi, ed ero ben felice di non dover ingerire degli ormoni. Ma indipendentemente da quello, il preservativo per me è un obbligo, soprattutto per le malattie. L’ultima settimana io e i miei coinquilini abbiamo organizzato una festa, così da darmi la possibilità di salutare tutte le persone meravigliose incontrate in quei 6 mesi. Alla festa conosco un ragazzo, amico di amici, australiano. Sarebbe tornato in Australia un mese dopo il mio rientro. Cominciamo a parlare, a ridere, scherzare, beviamo. Mi bacia. Mi chiede se può restare, passiamo la notte insieme. Alla mattina, quando mi sveglio, se n’era già andato senza lasciare nemmeno un biglietto. Vabbè, penso, e ricomincio la mia vita normalmente, ritorno dopo due giorni nella mia città . Dopo qualche settimana la mia vita non era più così normale. Scopro di essere incinta, e da lì è iniziato il mio incubo.

Sono stata razionale: non lo desideravo...... [to be continued]

 

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